Nel mese di aprile 2025, l’inflazione negli Stati Uniti ha registrato un tasso annuo del 2,3%, segnando un lieve rallentamento rispetto al 2,4% di marzo. Tuttavia, l’inflazione core—che esclude componenti volatili come energia e alimentari—ha mostrato un’accelerazione al 2,8%. Questo indica che, al di là delle fluttuazioni temporanee, le pressioni sui prezzi restano strutturali. L’atteso rientro verso il target del 2% fissato dalla Federal Reserve appare quindi ancora distante, e il sentiero per raggiungerlo più incerto.
A generare nuove dinamiche nei mercati è anche la politica fiscale espansiva dell’attuale amministrazione, che ha introdotto tagli alle imposte e stimoli volti a rafforzare l’economia reale. Tali misure, pur sostenendo la crescita, alimentano una maggiore attenzione sulla sostenibilità del debito e sulle aspettative future di inflazione. In contesti simili, gli investitori iniziano a rivalutare il valore relativo degli asset, alla luce del possibile impatto che l’inflazione può avere sul potere d’acquisto e sul rendimento reale degli strumenti finanziari.
Uno scenario comparabile si ebbe nei primi anni ’80, quando la combinazione di crescita economica, spesa pubblica elevata e inflazione elevata portò la Federal Reserve di Paul Volcker ad attuare un rapido e deciso aumento dei tassi, per ristabilire la credibilità del dollaro e contrastare l’inflazione fuori controllo. Sebbene il contesto attuale sia differente sotto molti aspetti, l’esperienza storica suggerisce quanto sia delicato l’equilibrio tra stimolo fiscale, stabilità monetaria e fiducia degli investitori.
L’asta del Tesoro a 20 anni del 21 maggio: segnali da non ignorare
Il 21 maggio 2025, il Tesoro USA ha collocato 16 miliardi di dollari in bond a 20 anni con un tasso nominale del 5%. L’asta, però, ha suscitato un’accoglienza fredda: il bid-to-cover ratio si è attestato al di sotto delle medie storiche, e il rendimento di assegnazione ha toccato il 5,047%, per poi salire sul mercato secondario fino al 5,127%.
Questo risultato ha provocato una reazione immediata: il Dow Jones ha registrato una perdita di oltre 800 punti, e il comparto obbligazionario ha visto un aumento generalizzato dei rendimenti. Il messaggio dei mercati è chiaro: anche rendimenti nominalmente elevati non bastano più a compensare il rischio legato all’inflazione attesa nei prossimi anni.
Un contesto simile si è verificato nel 1994, quando un inasprimento monetario imprevisto da parte della Fed colpì duramente i titoli obbligazionari. Anche allora, l’inflazione fu il catalizzatore principale del repricing dei risk-free asset. Oggi, la crescente sensibilità degli investitori rappresenta un campanello d’allarme che non può essere ignorato, soprattutto da chi si affida a strumenti nominali per proteggere il proprio patrimonio.
Il Real Estate come difesa attiva
Di fronte a questa incertezza, l’investimento in Real Estate si conferma uno degli strumenti più efficaci per difendere il patrimonio dall’inflazione. Storicamente, gli immobili hanno mostrato una correlazione positiva con l’inflazione, grazie alla loro natura tangibile e alla capacità di generare redditi rivalutabili nel tempo.
Durante gli anni ’70, un periodo segnato da inflazione galoppante, il settore immobiliare ha sovraperformato le obbligazioni e molti altri asset finanziari. I canoni d’affitto, legati all’andamento dei prezzi, hanno garantito rendimenti reali positivi, mentre il valore degli immobili è aumentato in termini nominali, contribuendo alla protezione del capitale.
I vantaggi principali dell’investimento immobiliare in contesti di pressione sui prezzi includono:
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Reddito indicizzato: gli affitti possono essere adeguati annualmente all’inflazione, proteggendo i flussi di cassa.
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Apprezzamento del valore reale: in un contesto di crescita dei prezzi, i costi di costruzione aumentano, rendendo più preziosi gli immobili esistenti.
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Efficienze fiscali: il sistema fiscale USA permette l’ammortamento degli immobili e la deducibilità degli interessi ipotecari, migliorando il rendimento netto.
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Resilienza rispetto agli asset nominali: rispetto ai bond, l’immobiliare fisico reagisce meglio all’inflazione, mantenendo o aumentando il proprio valore reale nel tempo.
Anche quando i tassi d’interesse aumentano, il Real Estate ben selezionato può preservare la propria attrattività, soprattutto se localizzato in aree in crescita demografica o caratterizzate da scarsità di offerta. In sostanza, l’inflazione può trasformarsi in un alleato, anziché in una minaccia, per chi investe in modo strategico in beni reali.
Phoenix RE Capital: soluzioni concrete contro l’erosione monetaria
In questo contesto, Phoenix RE Capital offre agli investitori un’opportunità strutturata per difendersi dall’inflazione attraverso un’esposizione a strumenti immobiliari selezionati e non correlati ai mercati finanziari tradizionali. Il fondo si concentra su tre strategie complementari:
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Tax Liens: titoli garantiti da immobili con priorità legale di recupero, offrono rendimenti tra l’8% e il 18%, a seconda dello Stato. In presenza di inflazione, il loro rendimento reale può superare significativamente quello dei bond nominali.
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Land Acquisition: acquisizione di terreni in mercati con forti tendenze demografiche e potenziale di sviluppo. Il valore della terra è particolarmente sensibile all’inflazione, poiché riflette immediatamente i costi crescenti di urbanizzazione e costruzione.
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Entitlement Projects: iniziative di valorizzazione dei terreni tramite cambi di destinazione d’uso e approvazioni urbanistiche. Questi progetti generano plusvalenze rilevanti, spesso in contesti in cui l’inflazione spinge al rialzo i valori immobiliari.
La strategia di Phoenix RE Capital è pensata per offrire una diversificazione reale del portafoglio, protezione dall’erosione del potere d’acquisto e ritorni adeguati in termini reali. In un’epoca in cui l’inflazione rimane una minaccia costante, investire in asset tangibili rappresenta una scelta razionale, coerente e prudente.
Attraverso il nostro fondo, l’investitore ha accesso a un’esposizione indiretta ma solida a strumenti reali come i terreni e i tax liens. Si tratta di un approccio innovativo, ma ancorato a logiche classiche di difesa del capitale, che mira a ridurre la volatilità e a preservare il valore reale degli investimenti in un contesto dominato da inflazione, debito e incertezza globale.




